SETTANT ’ANNI DI ELASTICITA’
C o n c o r e z z o
La Manifattura Mab, produttrice di nastri elastici, attiva a Concorezzo dal 1929 per iniziativa della famiglia Brambilla; oggi la terza generazione guida l’azienda.
La storia della Mab, Manifattura Achille Brambilla,di Concorezzo germoglia nel tessile monzese: nel 1929 un operaio non ancora trentenne, Achille Brambilla, comincia con un modesto laboratorio artigianale per la produzione di nastri per cappelli, attrezzato con un paio di telai. Nel 1946 viene realizzato un laboratorio tessile e nel 1951 entra in azienda il figlio Alberto. Sarà lui a imprimere, nel corso del decennio successivo, il grande sviluppo tecnico-produttivo alla ditta ideata e avviata dal padre, rifondandola.
Tutto ciò che rappresenta oggi la Mab in quanto realtà produttiva affermata, patrimonio tecnico e immobiliare, know how, è germogliato e si è consolidato grazie all’opera tenace di questo imprenditore ricco di competenze e di passione.
Il cappello di feltro, storico core business dell’economia monzese, aveva conosciuto il definitivo tramonto e allora la Mab introduceva la produzione del nastro elastico, inizialmente rivolta soprattutto al mercato dei grossisti e dei rivenditori per il dettaglio. Avvenuta la riconversione, in un primo tempo veniva tessuto il cosiddetto gross-grain, il nastro interno per le gonne.
La Mab produceva i nastri elastici utilizzando filati già tinti e questo implicava da parte dell’azienda anche un massiccio approvvigionamento.
Negli anni Sessanta, fino al 1975, veniva introdotta anche la produzione di nastri di velluto, in particolare per la vicentina Lanerossi, che li utilizzava per la cordatura delle sue famose coperte.
Nei primi anni Settanta Alberto Brambilla, con un’intuizione geniale, faceva una nuova scelta: rivolgersi al mercato dell’industria dell’abbigliamento specialmente sportivo (Colmar, Fila, Ellesse) e intimo, fornendo il prodotto a chi lo utilizzava direttamente in quantità determinate e su richiesta. Da questa differente impostazione produttiva nasceva, soprattutto, l’esigenza di un grandissimo magazzino di filati colorati, con eccedenze che dovevano poi essere eliminate, e allora l ’imprenditore concorezzese sceglieva di impiantare una tintoria in continuo di nastri: in tal modo, la ditta poteva passare dalla lavorazione del nastro colorato alla produzione di nastro greggio tinto su richiesta del cliente.
Nel 1989 veniva impiantata una seconda società, la Texservice srl, costituita l’anno prima. A fine ’91 delle linee di tintoria, del reparto di selezione e confezionamento del prodotto e degli uffici spedizione merce la Mab – ormai la ragione sociale aveva perso i punti divisori – fissava il suo nuovo assetto “bicentrico”.
Oggi la Mab S.p.A., guidata dalla terza generazione famigliare, è una modernissima azienda leader nella produzione di nastri elastici per cinture e bretelle, nastri per abbigliamento intimo e sportivo, fasce e tessuti per calzature. Nel comparto si colloca ormai al secondo posto in Italia tra i produttori, subito dopo un’altra azienda brianzola; tra i suoi principali clienti vi sono Bassetti, Benetton, Omsa e Golden Lady.
La ditta purtroppo deve fare i conti con la minaccia competitiva delle cosiddette “fonti delocalizzate”. Secondo la visione della presidente Daniela Brambilla, la soluzione potrebbe passare attraverso l’operatività di gruppo e la collaborazione tra imprese di settore: “L’invasione orientale ci ha grandemente e inevitabilmente penalizzato. In questi ultimi anni abbiamo puntato tutto su tecnologia, innovazione, ricerca, sviluppo, qualità e servizi alla clientela, tant’è vero che abbiamo acquisito anche la certificazione di qualità europea Oekotext, che garantisce la lavorazione e la tintura dei prodotti in modo conforme ai più elevati standard qualitativi, come la qualità dei materiali, la qualità delle tinture e il non utilizzo di prodotti cancerogeni. Quella cinese è un’invasione certo non inattesa nei fatti, ma inaspettata nella volontà di realizzazione – continua la presidente della Mab – Arriva un prodotto che, non si sa come, al netto della manodopera costa meno della nostra materia prima. L’idea è quella di tentare qualche joint-venture con i diretti concorrenti, per cercare almeno di limitare questa valanga che sta travolgendo tutto il settore tessile”.
Certo è che nonno Achille aveva gettato il seme in tempi non meno difficili, il ’29 del crollo di Wall Street, con due soli telai, la moglie e il fratello; e chissà se per i suoi nipoti, che devono fronteggiare ben altri livelli di complessità, la sua tenacia brianzola basterà a costituire, in tempi di crisi, un recedente benefico e positivo.
foto: Paolo Liaci
testo: Provincia di Milano